La Bolla Papale di Beatificazione

 

 

Traduzione italiana della Bolla Papale,

firmata da San Pio X  l'8 settembre 1904,

con la quale si decreta la beatificazione del Curato d'Ars.

 

 

 

 

PIO PP. X

SOMMO PONTEFICE

A Perpetua Memoria

 

E’ stata sempre volontà della Divina Provvidenza che in nessun tempo mancassero nella Chiesa uomini santi, dai quali venissero proposti fulgidi esempi da imitare e venisse fortemente confermata la verità della fede, non meno della virtù.

Fra questi sono da annoverare i membri degli Ordini religiosi, i sacerdoti diocesani e, senza dubbio, coloro che, avendo esercitato nel modo più integro il ministero pastorale, hanno speso la vita per il gregge loro affidato.

Fra questi ultimi si procurò una fama straordinaria il Venerabile Servo di Dio Giovanni Maria Battista Vianney, ben noto universalmente con l’appellativo di “Curato d’Ars”, del quale, quantunque sia rimasto in una sede modesta e quasi nascosta, tanto tuttavia crebbe la fama di santità da apparire ancora quasi vivo non soltanto agli animi ma agli occhi di tutti.

Nato nel villaggio di Dardilly, nella diocesi di Lione, l’otto maggio dell’anno 1786, nello stesso giorno fu purificato con il sacro Battesimo e gli fu imposto il nome di Giovanni Maria.

Suoi genitori furono Matteo e Maria Beluse, agricoltori forniti di notevoli risorse familiari, i quali, eccellendo parimenti sia per eminente pratica religiosa che per la carità profusa nei confronti dei poveri, educarono Giovanni Maria fin da bambino alla continua preghiera, al terrore del peccato e ad un dolcissimo amore verso la Vergine Madre di Dio.

Custodendo il gregge, da giovanetto, egli osserva con animo attento la natura; adora Dio Creatore di ogni cosa e, recitando le preghiere dinnanzi ad un piccolo simulacro della Vergine Maria, donatogli dalla madre, con la parola e con l’esempio, sprona ed incita gli altri pastori perché facciano la stessa cosa.

Secondo le proprie forze si adopera per assistere quotidianamente al Sacrosanto Sacrificio della Messa e, allorché per ignominia dei tempi la Celebrazione religiosa non poteva essere officiata nel suo villaggio, compie spesso un lungo tragitto a piedi fino al vicino villaggio di Ecully, per non rimanere privo di un così grande conforto.

Quivi parimenti, nel tredicesimo anno della sua vita, appagò un vivissimo desiderio dell’animo: mentre tutti si stupivano della sua angelica religiosità ed innocenza, per la prima volta si accostò ai Santi Misteri dell’Altare.

E’ incredibile a dirsi quanti numerosi frutti Giovanni Maria ricevesse dai Conviti Celesti; durante il lavoro prega Dio nello spirito, non appena può recita in presenza di tutti la Corona del Rosario, e, custodendo se stesso e libero da qualunque colpa, offre agli altri esempio di virtù di ogni genere.

Non appena in Francia fu restituita pubblica dignità alla religione, Giovanni Maria all’età di diciassette anni fu unto con il Sacro Crisma, dal Cardinale Fesch Arcivescovo di Lione, al suo primo nome aggiunse quello di Battista e stabilì di abbracciare il Sacerdozio.

Avendo sperimentato numerose e quasi insormontabili difficoltà negli studi, per superarle intraprese un pio pellegrinaggio presso il sepolcro di S. Francesco Regis, elemosinando il vitto e subendo, dovunque si incamminasse, maltrattamenti con oltraggi e insulti.

In verità da quel giorno, come se Dio volesse rendergli il premio per aver superato una simile prova, sembrò che egli imparasse più facilmente le discipline scolastiche e, avendo rimosso con singolare costanza i gravi ostacoli che gli erano stati posti innanzi, gli fu finalmente permesso di entrare nel Seminario Maggiore di Lione.

Quivi, confidando nell’assistenza divina, che assiduamente sollecitava, manifestò di volersi perfezionare con il massimo impegno nelle scienze teologiche, e sostenuto l’esame, fu ritenuto più che idoneo per essere iniziato al Sacerdozio. Degna ricompensa per i suoi sforzi!

Allorché col passare del tempo si riscontrava sempre meno edotto nelle varie discipline, con tutte le sue forze supplicava, con la preghiera soprattutto e con l’impegno, che non gli venisse negato di immolare l’Ostia alla Maestà divina.

Avendo coronato l'ardente desiderio di diventare sacerdote, apparve manifestamente l’anima sacerdotale di Giovanni Maria; infatti l’amore nei confronti dei peccatori e dei bisognosi, il massimo impegno e sollecitudine posti nel ricevere giorno e notte le confessioni dei penitenti ed infine i consigli di saggezza e sapienza dati a tutti suscitarono nei suoi confronti una generale ammirazione.

Ma il campo in cui il Venerabile Servo di Dio, per quarantadue anni, avrebbe raccolto frutti di vita eterna è quel villaggio posto nella Diocesi di Belley che ha nome “Ars” e nel quale Giovanni Maria, tre anni dopo aver ricevuto gli ordini sacri, fu mandato come un angelo dal cielo.

Due cose in primo luogo il Servo di Dio si propone nell’animo: rinnovare la cultura religiosa ed essere vicino ai fedeli con molto affetto; e questo in verità non solo per consigliare, quanto per ottenere dal tribunale divino di espiarne le colpe.

Cura con nuovi onori l’augusto Sacramento dell’Eucaristia e imprime negli animi una delicata e filiale devozione verso Maria Vergine insieme con una più fedele osservanza delle leggi di Dio e della Chiesa, per cui immediatamente si verificò che alle Celebrazioni liturgiche dei giorni feriali vi fosse una presenza maggiore di fedeli di quanti non ve ne fossero prima nei giorni festivi.

Fa crescere il decoro della Chiesa parrocchiale, e mentre priva sé stesso anche delle cose necessarie, destina tutte le sue risorse, a lui pervenute talvolta come dono del cielo, per ingrandirla e adornarla.

Tuttavia non ritenne di aver fatto già abbastanza; infatti si propose di eliminare anche le tre abitudini con le quali era messa in pericolo la salvezza eterna degli abitanti, cioè la profanazione del giorno del Signore, l’immoderato esercizio delle danze e la frequentazione delle osterie.

Il Servo di Dio, senza risparmiare fatiche né lacrime, compì ogni cosa che avrebbe potuto contribuire a valutare tali comportamenti secondo il giusto e il bene ed eccitare gli animi affinché tale santo fine venisse raggiunto e infine, con sua grande gioia, riuscì a persuadere i fedeli perché si allontanassero da simili cattive abitudini.

Il villaggio di Ars venne considerato allora un luogo fortificato contro gli errori dei tempi, diffusi ormai dappertutto, non meno che contro la sfrenata libertà dei costumi.

Anzi, la devozione dei fedeli verso i Santi del cielo, cui il sant’uomo aveva dedicato gli altari della sua chiesa, crebbe sempre più di giorno in giorno, sia per le pie Associazioni istituite dallo stesso, sia per i Sacramenti frequentemente ricevuti, tanto che quel villaggio era considerato da tutti un felice asilo di virtù.

La santità di un simile uomo non poté essere occultata a lungo, ma, divulgata in lungo e in largo, in breve tempo provocò che l’uomo di Dio venisse invitato presso altre regioni perché parlasse al popolo delle cose divine.

Invitato, dunque, in molti luoghi per predicare pubblicamente, qui lenisce il dolore, lì elargisce consigli, ed accoglie tutti affabilmente, per cui nacque quell’intenso desiderio di lui che successivamente attirò nel villaggio di Ars numerosi pellegrini per consultarlo.

Inoltre, provvedendo soprattutto alle anime, non dimentica i corpi; infatti, allorché fra gli altri indigenti ebbe notato delle fanciulle, alcune afflitte dalle privazioni, altre pressoché abbandonate, impiegò tutto il suo patrimonio familiare per costruire un ospizio e ad esso mise il nome di “Provvidenza”.

E veramente la Provvidenza protesse questa casa; infatti, trovandosi frequentemente in assoluta mancanza di risorse, più volte fu rifornita come per miracolo.

Ma se Giovanni Maria coltivava i campi altrui, non lascia incolto il suo; infatti, tendendo sempre al massimo della perfezione cristiana, raggiunge in essa nuovi e più ragguardevoli gradi; dorme per poche ore, e non senza inquietudini, su nude tavole coperte da poca paglia, assume poco e misero cibo e dallo esso spessissimo si astiene completamente, indossa soltanto una veste vecchia e per di più logora.

A questo si aggiunge che si privava di tutto, anche delle cose più piccole, e si mortificava con flagelli e rari strumenti di penitenza.

Ed inoltre le virtù di un sì forte animo splendevano con il passar dei giorni, e insieme con esse l’amore verso Dio, verso la Vergine Madre di Dio e verso le anime del purgatorio; nelle opere l’amore verso il prossimo si congiungeva talmente con il disprezzo di sé, che, con il pensiero profondamente fisso nel Signore e il corpo consumato, sembrava che stesse in vita non per sé ma piuttosto per gli altri.

Ma dove per Giovanni Maria si manifestò feconda la messe della sua gloria, fu nel giudicare e dirigere le coscienze dei peccatori; appena infatti la sua fama, dopo le sacre missioni effettuate nelle vicinanze cominciò a divulgarsi il più possibile, accorsero da lui talmente numerosi i fedeli che intendevano svelare a lui le piaghe del loro animo nel sacramento della Confessione ché né lo spazio della Chiesa né il villaggio poteva accoglierli; e ciò non soltanto dalle regioni confinanti o poco lontane, ma anche da tutte le province della Francia e perfino dal Belgio, dall’Inghilterra e dalla Germania e questo durò per un periodo di venticinque anni, senza alcuna interruzione di tempo.

Erano uomini di ogni condizione sociale ed età, coloro che, commossi dalla santità di Giovanni Maria, erano colà trascinati dal desiderio di osservare l’uomo dotato da qualità celesti, intento a scrutare i loro segreti più profondi e a prevedere gli avvenimenti futuri.

Non il lungo cammino o l’attesa, non la moltitudine, non la veglia o gli altri disagi di tal fatta distoglievano i fedeli dal cercare di procurarsi le parole di conforto del Servo di Dio, contenti di questo solo: vederlo, ascoltarlo e parlare delle loro preoccupazioni.

Come infatti con la confessione giorno e notte era per i singoli, così con frequenti discorsi era a disposizione di tutti.

Le parole di Dio erano rivolte al popolo dall’eletto uomo con tanta amabilità, con tale preoccupazione per la salvezza delle anime e sovrabbondavano di tanto affetto verso Dio e gli uomini, che egli per primo e quindi gli ascoltatori versassero lacrime.

Questo santo desiderio dei fedeli, dai quali Giovanni Maria cercò inutilmente di sottrarsi, ed i così abbondanti frutti del pentimento non avrebbero potuto non provocare che il nemico del genere umano progettasse la di lui fine.

E per abbattere più facilmente le forze del grand’uomo, cercava di interrompere i suoi sonni con strepiti e rumori di ogni genere. La casa canonica era scossa fin dall’estremità delle fondamenta e talora sembrò che quasi crollasse, e mentre gli amici di Giovanni Maria, che tutte queste cose vedono e ascoltano, tremano con tutte le membra, solo lui, rimanendo con animo tranquillo, non teme per nulla le fraudolente opere del demonio.

In verità satana, che da questo scontro era uscito perdente, perseguitando Giovanni Maria con maggiore odio, prepara per lui nuove insidie. Pertanto suborna parecchi suoi confratelli, perché gli rimproverino la sua ignoranza, dichiarino inopportuna la sua ardente passione per la salvezza dei fedeli e a lui li imputino come colpe.

Ma Giovanni Maria, poiché santo e perciò umilissimo, sopportò queste accuse con tanta umiltà d’animo insieme con amabilità e con tanto candore si riconobbe meritevole di ogni pena che i suoi nemici si trasformarono in ammiratori e l’inclita sua virtù splendette di nuova luce.

Infine, questo tenace soldato cadde combattendo; infatti, dopo che, secondo le sue abitudini, era stato per circa diciassette ore nel confessionale ad ascoltare i peccati, consumato più dalle fatiche che dall’età, fu colto da grave malattia. Per cui, allorché presentì che la fine della vita per lui si avvicinava, offrì a Dio tutto se stesso e diede straordinari esempi di pazienza e di altre virtù.

Mentre poi la morte si avvicinava e dopo che ebbe ricevuto quale viatico con sommo senso di devozione la Santa Eucaristia, che egli aveva comandato gli venisse recata, con mano tremante benedì le opere da lui iniziate nella Parrocchia e i Missionari suoi Collaboratori e nel giorno dedicato a S. Domenico Confessore dell’anno 1859, placidissimamente si addormentò nel Signore.

La moltitudine di fedeli che giorno e notte aveva cercato di ottenere da Dio la vita del suo Sacerdote, giacque nel lutto e nel dolore, trovando sollievo soltanto in questa consolazione, che se aveva perso un Apostolo in terra aveva acquistato un potente Patrono in cielo.

Il suo venerabile Corpo, che tutti desideravano visitare e baciare, fu esposto per due giorni e, infine, non soltanto da cittadini di ogni classe sociale, ma anche da numerosissimo clero accorso da ogni parte, cui avevano attribuito gli estremi onori, con solenne processione fu trasportato nella chiesa parrocchiale.

 Da questo momento, dunque, poiché la fama di santità cresceva di giorno in giorno, anche per i prodigi divini, con i quali, si diceva, che Dio la convalidasse, fu intrapresa presso la Congregazione dei Sacri Riti la  Causa di Beatificazione e Canonizzazione e valutate attentamente ogni singola prova dai Vescovi e le scritture dei processi dagli Avvocati Apostolici, recentemente il Nostro Predecessore Papa Leone XIII, con solenne decreto pubblicato il 26 luglio dell’anno 1896, sancì che il Venerabile Servo di Dio Giovanni si era segnalato per l’esercizio di virtù eroiche.

Quindi si iniziò ad esaminare l'accaduto dei miracoli che si sostenevano compiuti da Dio per intercessione dello stesso e, valutati tutti gli avvenimenti con rigorosissimo giudizio, su di essi fu compiuta una triplice discussione, nell’ultima delle quali, avvenuta in Nostra presenza il 26 gennaio dell’anno corrente, i Venerabili Nostri Fratelli Cardinali di S. R. C. preposti alla tutela dei sacri Riti, i Presuli Officiali e i Padri Consultori espressero singolarmente il loro voto. Noi, invero, rinviammo di manifestare il nostro pensiero in merito ad una vicenda di sì grande importanza ed ammonimmo i presenti che doveva essere implorato supplichevolmente un raggio del consiglio di Dio.

Ciò fatto, con un altro solenne decreto, divulgato il 21 febbraio del corrente anno, in merito a due miracoli dichiarammo che risultava certo che fossero stati operati da Dio per intercessione dello stesso Venerabile Giovanni Maria Vianney.

Infine rimaneva da esaminare quest’ultimo dubbio, se cioè il Venerabile Servo di Dio fosse da annoverare fra i Beati del cielo. Dubbio che fu proposto dal diletto figlio Nostro Cardinale di S. R. C. Francesco Desiderato Mathieu, Relatore della causa, nelle assemblee generali tenute alla Nostra presenza l’8 marzo di quest’anno e nelle quali tutti coloro che erano presenti, sia i Cardinali che i Consultori della Congregazione dei Sacri Riti, con voto unanime risposero affermativamente. Noi, in verità, ritenemmo che dovessero essere ripetute le preghiere per procurare a Noi celeste assistenza nell’emettere una decisione in una materia così importante.

Finalmente nella seconda Domenica dopo Pasqua, nella quale Cristo viene presentato nel Vangelo come esempio e modello del Buon Pastore che “dà la sua vita per le sue pecore”, presenti i Cardinali Luigi Tripepi, Pro-Prefetto della Congregazione dei Sacri Riti, e il già nominato Francesco Desiderato Mathieu, Relatore, nonché il Rev.do P. Alessandro Verde, Promotore della Santa Fede, proclamammo ufficialmente che si potesse procedere con tranquillità alla solenne Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Maria Battista Vianney.

Stando così le cose, appagando le premure del popolo cattolico e particolarmente i voti dei Bellicensi e di tutti i Francesi, con la Nostra Apostolica autorità e in forza di queste Lettere concediamo la facoltà che il Venerabile Servo di Dio Giovanni Maria Battista Vianney, parroco del villaggio di Ars, sia invocato in futuro con il titolo di Beato e il suo Corpo o i resti o le reliquie, da portare non soltanto nelle solenni preghiere pubbliche, siano proposte alla pubblica venerazione e le immagini siano ornate con raggi luminosi.

Inoltre, con la stessa Apostolica Nostra autorità concediamo che di lui ogni anno sia recitato l’Officio e la Messa dal Comune del Confessore non Pontefici, con orazioni proprie da Noi approvate secondo le leggi del Messale e del Breviario Romano.

Concediamo invero che questa recita dell’Officio e la celebrazione della Messa siano effettuate soltanto nella Città e Diocesi di Belley da tutti i fedeli di Cristo che sono tenuti a recitare le Ore canoniche e per quanto riguarda le Messe da tutti i sacerdoti sia secolari che regolari che confluiscono nelle Chiese nelle quali si celebra la festa, si osservi il decreto della Congregazione dei S. Riti N. 3862 del 9 dicembre 1395.

Infine concediamo che nelle chiese indicate precedentemente siano celebrate solenni cerimonie secondo le norme del decreto o piuttosto della disposizione della Congregazione dei S. Riti del 16 Dicembre 1902 in merito al triduo da celebrare solennemente nello spazio di un anno dalla Beatificazione, che appunto comandiamo sia fatto nel giorno che sarà designato dall’Ordinario entro l’anno, dopo che le stesse solennità saranno state celebrate nella Basilica Vaticana.

Non ostanti le Costituzioni e gli Ordinamenti Apostolici e i decreti emanati in merito al non culto e qualunque altra norma contraria.

Disponiamo inoltre che per gli esemplari anche stampati di queste lettere, purché siano sottoscritte di proprio pugno dal Segretario della predetta Congregazione e siano munite del sigillo del Prefetto, nelle discussioni giudiziali si abbia assolutamente lo stesso credito che si avrebbe per la manifestazione della Nostra volontà con la presentazione di queste lettere.

Dato in Roma, presso S. Pietro e munito del sigillo dell’Anello del Pescatore nel giorno 8 settembre 1904, Anno Secondo del Nostro Pontificato.

 

 Luigi Card. Macchi

 

Nulla osta.

        Angelo Avv. Mariani S. R. C. Assessore

 

 

 

 

Documenti

 

* il Santo

*la Vita

*Preghiere

*Omelie del Santo

*Reliquie

*Enciclica

*Giovanni Paolo II

 e il Curato d'Ars

*Testi per la Liturgia

 

 

 

*Omelia del Cardinale

Poupard

 

 

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- Parrocchia S. Giovanni Maria Vianney, Borghesiana, Roma -

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