L'omelia del Cardinale Paul Poupard

 

 

In occasione del Centenario della Beatificazione

di S. Giovanni Maria Vianney,

Sua Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale Paul Poupard,

Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura

ha presieduto la Solenne Concelebrazione Eucaristica

durante la quale ha tenuto la seguente omelia

 

 

 

 

OMELIA DI SUA EMINENZA REVERENDISSIMA

IL SIGNOR CARDINALE PAUL POUPARD

PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA

NELLA PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

ALLA BORGHESIANA

Roma, 8 gennaio 2005

(Letture: Ez. 3, 16-21; Ps. 22; 1 Cor 1, 26-31; Mt. 9,35-10,1)

 

 

Reverendo Parroco,

Reverendi Sacerdoti,

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

1 - E' una gioia grande e un onore per me celebrare l'Eucaristia con voi e per voi, insieme con i vostri cari sacerdoti, nel giorno centenario della beatificazione di San Giovanni Maria Vianney e nel quarantesimo anniversario di erezione della vostra Parrocchia.

Ringrazio in particolare Lei, Carissimo Parroco, per la finezza d'animo manifestata nell' invitare un Cardinale francese per una ricorrenza tanto solenne di un Santo francese, al quale sono particolarmente devoto: il Santo Curato d'Ars, modello di vita sacerdotale, scelto da Dio per confondere i sapienti, i nobili e i forti secondo la carne (cf. 1 Cor. 1, 26-27), proclamato da Pio XI nel 1929 patrono di tutti i parroci di Roma e del mondo. Per me, egli è una figura più che cara, emblematica, e la sua vita tutta dedicata al Signore e alle anime ha sostenuto la mia preparazione all' ordinazione sacerdotale, ricevuta proprio 50 anni fa. La scoprii attraverso la biografia del Canonico Trochu. Pure il Santo Padre Giovanni Paolo II ce l'ha confidato. E viva rimane in me la visita e la preghiera da giovane seminarista nel piccolo villaggio e nella chiesa di Ars.

Nella vostra bella chiesa sono custodite alcune Reliquie del Santo di Ars. La teca, nella quale è accolta la più importante di esse - un frammento di osso del Santo fu un regalo dal Santuario francese di Ars a San Pio X nel 1905, in occasione della Beatificazione del Curato, proprio cento anni fa. Sia la reliquia sia la preziosa custodia furono donate alla vostra comunità dal Beato Giovanni XXIII, tanto devoto al santo parroco, il 19 marzo 1961.

Penso a quegli anni con tanta gioia e anche un po' di emozione, ero infatti giovane collaboratore in Segreteria di Stato di Papa Roncalli. Sull' onda dei ricordi, non posso tralasciare il fatto che nel vostro archivio parrocchiale è conservata una lettera di Mons. Angelo Dell' Acqua, il quale mi chiamò al servizio della Santa Sede, all' epoca era Sostituto della Segreteria di Stato e poi divenne Cardinale Vicario di Roma. In questa lettera egli testimonia l'intenzione di Giovanni XXIII di voler donare la reliquia alla vostra parrocchia e ne garantisce l'autenticità.

Sono a conoscenza dello speciale affetto e della vostra venerazione verso questa reliquia, da voi portata in processione lungo le vie della Parrocchia in occasione della festa patronale, e domani in via del tutto straordinaria.

Le altre reliquie qui custodite sono giunte a Roma attraverso il Postulatore della Causa, il quale le affidò alle Suore di Nostra Signora Ausiliatrice di Montpellier. Le religiose, a loro volta, il 15 giugno 1976, le donarono alla vostra parrocchia attraverso il caro don Guido Charvault, vostro primo parroco.

Il Santo parroco di Ars si è letteralmente consumato nel ministero della confessione, ricevendo fino a 100.000 penitenti l'anno venuti da ogni parte della Francia. I peccatori si convertivano e le anime tormentate ritrovavano la pace presso di lui che viveva nell’ascetismo più rigoroso.

Sono stato molto lieto di vedere nel programma della Parrocchia, per il Centenario della Beatificazione, ogni giorno le SS. Messe, le confessioni e l'adorazione eucaristica.

E c'è per me un motivo di gioia ancora più grande. Voi non lo sapete, ma quando sono arrivato a Roma nell'autunno del 1959 per lavorare nella Segreteria di Stato del Beato Papa Giovanni XXIII, vivevo in fraternità sacerdotale con due sacerdoti francesi. Uno, don Achille, il più anziano, quasi venerato superiore, al quale il Papa aveva affidato il compito del tutto nuovo di Segretario della Commissione preparatoria al Concilio Vaticano II, per l'apostolato dei laici, veniva almeno una volta al mese a confessarsi dal vostro venerato parroco e io lo accompagnavo ben volentieri. Così ho scoperto la vostra bella parrocchia …anche prima di molti di voi, più giovani!

Ci sentiamo, dunque, protetti dall'intercessione straordinaria del Santo Curato d'Ars. Egli, attraverso l'esempio luminoso della sua vita, sempre improntata alla bontà e alla generosità, ci sprona a testimoniare il Vangelo ogni giorno, attraverso un rinnovato, costante e instancabile rivolgere la nostra vita a Dio.

2 - Siamo chiamati ad essere come sentinelle che ascoltano la Parola del Signore e poi avvertono (cf. Ez. 3, 16-17), esortano, incoraggiano e aiutano.

Il Santo Curato d'Ars, ci è di esempio. Egli, vissuto con la preoccupazione di essere, per i suoi fedeli, come il buon pastore, incontrava ovunque la sua gente, conosceva uno per uno i suoi parrocchiani, e non perdeva occasione per annunciare loro la parola della salvezza. Commosso fino alle lacrime, non si stancava di indicare ai suoi fedeli il Tabernacolo, dicendo: «Egli è là».

Parola di Dio e preghiera, Riconciliazione ed Eucaristia, erano le colonne della sua fede incrollabile e del suo indefesso ministero sacerdotale, nell' esercizio del quale non risparmiava i richiami forti e decisi, memore di quanto abbiamo appena ascoltato dalle parole del profeta Ezechiele: «Se io dico al malvagio: Tu morirai! E tu non l’avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te» (Ez. 3, 18). .

Oggi, questa parola risuona solenne per tutti noi e ci spinge ad essere missionari dell'amore di Dio, per asciugare le lacrime di coloro che piangono, consolare i delusi, incoraggiare i malati, guidare i bambini e i giovani.

In questo particolare momento di angoscia e di dolore, per la tragedia consumatasi nel Sud-Est Asiatico, risuonano più che mai vere e consolanti le parole del salmo responsoriale. Mentre attraversiamo la valle oscura della distruzione e della morte, non viene meno in noi la speranza, perché tu sei con noi, Signore della vita.

Lasciamoci riempire il cuore dall'amore di Dio, apriamoci alle necessità dei piccoli e dei poveri, doniamo con generosità per alleviare la sofferenza dei tanti fratelli e sorelle feriti e indigenti.

Cari sacerdoti e cari fedeli, il Santo Curato d'Ars ci spinge ad essere testimoni del Vangelo e a vivere nell'amore di Cristo, grati per la Sua infinita misericordia, sperimentata nel sacramento della riconciliazione, e per il dono della Sua vita per noi, celebrato nell'Eucaristia. E' una missione che ci impegna tutti: noi sacerdoti nel ministero pastorale, voi papà e mamme nelle famiglie e verso i figli, voi catechisti e collaboratori alla vita della comunità, giovani e adulti, anziani e malati, tutti uniti come unica famiglia di Dio.

Sacerdoti e fedeli laici, solidali nell' impegno di testimoniare il Vangelo e di annunciare a tutti la Buona Novella della salvezza, coltiviamo i semi di speranza seminati nel cuore di ogni persona e affrontiamo con audacia apostolica i tanti "luoghi" da evangelizzare. Famiglia, scuola, università, centri di cultura, istituzioni civili e sociali, circoli di aggregazione e di divertimento, attendono la nostra presenza e la nostra testimonianza di credenti forti e coraggiosi, pronti a rendere ragione con dolcezza e rispetto della speranza che è in noi (cf. 1 Pt. 3, 15), come è stato sottolineato nell'ultima Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, l'anno scorso (cf. Atti pubblicati da GRIS, Religioni e Sette nel mondo, Anno 7 N. 2, Fede cristiana, non credenza e indifferenza religiosa, Bologna 2004).

3 - Per sottolineare il centenario della morte del santo Curato, Papa Giovanni XXIII, il 1 agosto 1959, me lo ricordo bene, promulgò l'enciclica «Sacerdotii nostri primordia» ì per presentare il Curato d'Ars come modello di vita e di ascesi sacerdotali, di pietà, di culto eucaristico e di zelo pastorale. La beatificazione dell'umile parroco di Ars, si impresse nel cuore dell'allora sacerdote novello Giovanni Roncalli; presente alla solenne celebrazione, e rimase indelebile per tutta la sua vita. L'esile figura di Giovanni Maria Vianney e il suo volto gracile e segnato dai digiuni e dalle penitenze emanavano luce d'innocenza e di santità, che subito suscitavano pensieri salutari. Verso queste vette di santità il Santo di Ars ci spinge tutti, pur in mezzo alle nostre difficoltà e stanchezze, spronandoci ad una coraggiosa fedeltà al Vangelo e all'amicizia con Dio, gioia e forza di ogni vita.

San Giovanni Maria Vianney, sacerdote straordinariamente mortificato, per amore. di Dio e per la conversione dei peccatori si imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Il suo ammirabile esempio di rinuncia e di sacrificio, severo con sé e dolce con gli altri, ci richiama tutti in modo eloquente e pressante all' esercizio delle virtù nella nostra vita di sacerdoti, di papà e di mamme, di ragazzi e di giovani, di adulti e di anziani. Il cammino verso la santità e verso l'imitazione di Cristo non conosce limiti di età, soprattutto se vogliamo vivere secondo la Parola del Vangelo "Se qualcuno vuol seguirmi, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt. 16,24).

4 - La Sua vita in povertà, degno "figlio" di Francesco d'Assisi, lo rese libero di fronte ai beni materiali e con un cuore grande di fronte a tutte le miserie materiali e spirituali che arrivavano a lui. "Il mio segreto - amava ripetere - è semplicissimo: dare tutto e non conservare niente". Era premuroso verso i poveri, soprattutto quelli della parrocchia, ai quali dimostrava un' estrema delicatezza, trattando li con vera tenerezza, con molti riguardi, con rispetto. Raccomandava di non mancare mai di riguardo ai poveri, perché tale mancanza ricade su Dio. Quante occasioni in una comunità cristiana per seguire questo luminoso esempio del santo Curato d'Ars e come lui accogliere con bontà quanti bussano alla porta della nostra casa.

La sua vita tutta donata a Dio, senza tenere nulla per sé, ci spinge alla purezza del cuore. "Non c'è nulla di più bello che un'anima pura" (NODET B., Le Curé d'Ars sa pensée, son coeur, p. 210) ìì e ancora, "Quando il cuore è puro, non può fare a meno di amare, poiché ha ritrovato la sorgente dell'amore che è Dio".

Cari fratelli e sorelle, nelle nostre famiglie, nella comunità cristiana, nel lavoro, nelle tante situazioni della vita, quante volte abbiamo la possibilità di amare e servire Dio nei nostri fratelli. Sono occasioni per testimoniare il perdono, il sacrificio, l'accoglienza, l'amore per il bene, la sincerità, la fedeltà alla propria vocazione, la gioia e la bellezza di aderire con tutto noi stessi agli impegni assunti con serietà e talvolta con sacrificio, senza sottrarci alle nostre responsabilità.

5 - Non trovo altre parole per descrivere la vita di una comunità cristiana, se non queste: il centro è la chiesa, e nella chiesa, il tabernacolo con a lato il confessionale, dove ritroviamo la gioia, la vita e la santità quando siamo feriti.

Cari fedeli, ci conforta e ci sprona l'esempio di preghiera assidua del nostro Santo parroco di Ars. La preghiera e l'unione con Dio ci aiutano a non cadere nella tentazione del fare senza contemplare, dell' attività senza unione costante con Dio, pur in mezzo alla nostra vita eccessivamente occupata. Ascoltiamo ancora lui stesso, quali perle sgorgano dal suo cuore quando parla della gioia e dei benefici della preghiera: "L'uomo è un povero che ha bisogno di domandare tutto a Dio"; "nell'anima unita a Dio è sempre primavera"; "La preghiera, ecco la felicità dell'uomo sulla terra". Una preghiera la sua, soprattutto eucaristica: "Non c'è bisogno di parlare molto per ben pregare - spiegava ai suoi parrocchiani -. Je l'avise, et il m'avise! Si sa che il Buon Dio è là, nel santo tabernacolo; gli si apre il cuore, ci si rallegra della sua presenza. E' questa la migliore preghiera". Quante volte ci capita di entrare in chiesa e di essere testimoni di questa preghiera semplice e profonda, di bambini e di giovani, di mamme e di papà, inginocchiati ad offrire la loro giornata al Signore, di malati e di persone tormentate alla ricerca di luce e di pace.

Non possiamo dimenticare che la preghiera eucaristica nel significato pieno della parola è il santo sacrificio della Messa. E' allora che noi riuniti presentiamo al Padre celeste la Vittima divina per mezzo del sacerdote e impariamo a offrire noi stessi come "vittime vive, sante, gradite a Dio" (Rm. 12,1). E' lì che noi, popolo di Dio, illuminati dalla predicazione della fede, nutriti del corpo di Cristo, soprattutto in questo anno eucaristico - "la comunione!... Oh! quale onore Dio concede alla sua creatura" - troviamo la nostra vita, la nostra crescita e, se ve ne è bisogno, rinsaldiamo la nostra unità. E' nell' eucaristia che per generazioni e generazioni, su tutte le regioni del mondo, si costruisce nella carità il corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa.

6 - Cari fedeli, è questo un momento tanto solenne e familiare insieme, in cui facciamo memoria di San- Giovanni Maria Vianney, tutto "dedito al ministero" pastorale, predicatore e catechista instancabile e strenuo apostolo del confessionale.

Mentre rendiamo lode al Signore con questa celebrazione, rinnoviamo il nostro impegno missionario, accogliendo una esortazione ripetuta tante volte dal nostro Santo Curato: "Essere amati da Dio, essere uniti a Dio, vivere alla presenza di Dio, vivere per Dio". E aggiungiamo: Essere Chiesa, comunità di uomini e donne che pregano (cf. PAOLO VI, Insegnamenti IV (1966), Città del Vaticano 1967, pp. 816- 817), ognuno con il carico, talvolta pesante, delle proprie occupazioni; uomini e donne di fede, radicati in una seria e profonda vita sacramentale, in particolare nei sacramenti della confessione e dell'eucaristia. Così, potremo sperimentare e testimoniare l'amore misericordioso di Dio, che fa rinascere la speranza nei cuori e si prende cura di ciascuno più di quanto una madre possa fare per suo figlio (cf. Is. 49,15), anzi, diceva il Santo Curato Dio è "pronto a perdonare più di quello che sarebbe una madre a tirar fuori dal fuoco un suo figlio".

7 - Concludendo la sua Lettera Enciclica il Papa Giovanni XXIII invitava a rivolgere lo sguardo verso la Vergine Immacolata, particolarmente cara alla pietà del Curato d' Ars, e che era apparsa a Lourdes per confermare e comunicare il messaggio di preghiera e penitenza in perfetta consonanza con 1'apostolato di san Giovanni Maria Vianney.

Oggi, nel 150 anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, in occasione del quale ho avuto la gioia di presiedere, a nome del Santo Padre Giovanni Paolo II, il XXI Congresso Mariologico Mariano Internazionale, siamo invitati a guardare Maria di Nazareth che accoglie il Figlio di Dio nella storia.

Fratelli e sorelle carissimi, ora ci prepariamo a offrire con fede viva il sacrificio eucaristico, mistero della vita di Cristo donata per la salvezza del mondo.

Vergine Immacolata, Santo Curato d'Ars, intercedete per noi mentre preghiamo:

Padre Santo, aumenta la nostra fede ! Una fede che dia senso alla nostra vita, forza al nostro cammino, significato ai nostri sacrifici, certezza ai dubbi, speranza alle nostre delusioni, coraggio nelle nostre paure, vigore nelle nostre stanchezze, luce ai nostri passi, serenità alle ansie e alle inquietudini del cuore;

Figlio Unigenito del Padre, Signore nostro Gesù Cristo, Tu percorri ancora oggi tutte le nostre città e villaggi, per insegnare e predicare il Vangelo del Regno e versare sulle nostre ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza. Abbi compassione di noi, perché siamo stanchi e sfiniti; ravviva in noi il fuoco della tua carità e rendici costruttori di pace;

Spirito Santo, Spirito di amore e di unità, disponi i nostri cuori, feriti dal peccato e intristiti dall'egoismo, all'amore e al perdono. Aiutaci a vivere da veri fratelli, per sperimentare la gioia della vera comunione, prima in famiglia, e poi in parrocchia, questa famiglia di famiglie, dice il Beato Giovanni XXIII.

Santissima Trinità, fa' che viviamo la festa del convito eucaristico con il cuore in festa, sull'esempio del Santo Curato d'Ars, fino all'incontro con Te, amata, con Te attesa, con Te benedetta nei secoli. Amen.

                                                                     Paul Card. Poupard

 

ì GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica "sacerdotii nostri primordia", 1 agosto 1959.

ìì B. NODET, Le Curé d'Ars, sa pensée, son coeur, Col. «Foi vivante» 23, Cerf. Paris, 1966.

 

 

 

 

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